Spiagge e Stabilimenti Stampa

 

 

 

 

Lido Oasis - Stabilimento Balneare

Via Murri, 13 -  Porto Cesareo (LE)

Stabilimento balneare immerso nel verde attrezzato con bar, tavola calda, settore sportivo e discoteca.
 
 

Goa - Stabilimento Balneare
Via 375K (Loc. Belvedere) -  Porto Cesareo (LE)

Lo stabilimento balneare GOA e una spiaggia giovane e alla moda con una struttura polinesiana con tanta musica brasiliana e frutta tropicale
 
 

Lido Max - Stabilimento Balneare
Litoranea Porto Cesareo / Torre Lapillo -  Porto Cesareo (LE)

Stabilimento balneare, ombrelloni, parcheggio, animazione, ristorazione.
 

 

 

Lido Dei Pirati
Via Dei Bacini -  Porto Cesareo (LE)

E' uno degli stabilimenti balneari più esclusivi della litoranea salentina.
 
 

Elios lido
Via 12 - Tel. +39.0833123654 -  Porto Cesareo (LE)

Elios lido Porto Cesareo
 
 

Orange Sun  - Stabilimenti Balneari
Via Torre Lapillo, 81 -  Porto Cesareo (LE)

 
 
 

Pielar Stabilimento Balneare Srl - Stabilimenti Balneari
Via Dei Bacini -  Porto Cesareo (LE)

 
 
 

Le Nuove Dune Stabilimento Balneare Srl - Stabilimenti Balneari
Via Litoranea Torre Lapillo, 73 -  Porto Cesareo (LE)

 
 
 

Bassamarea Lido Club - Stabilimenti Balneari
V. Due -  Porto Cesareo (LE)

 
 
 

Bahia Del Sol - Stabilimenti Balneari
Via Torre Lapillo, 97 -  Porto Cesareo (LE)

 
 
 

Lido La Pineta - Stabilimenti Balneari
Via Porto Cesareo -  Porto Cesareo (LE)

 
 
 

Stabilimento Balneare Stella Maris - Stabilimenti Balneari
Via Stella Maris -  Porto Cesareo (LE)

 
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 Aspetti Geologici di Porto Cesareo

La costa dell'area marina protetta "Porto Cesareo" conserva ancora intatti alcuni tratti che consentono una corretta valutazione all'evoluzione naturale avvenuta sulla stessa. Tale fenomeno ha incentivato enormemente lo sviluppo di studi di dinamica ambientale tanto che, già a partire dal 1971, il Professore Pietro Parenzan aveva sollecitato le autorità competenti a salvaguardare questi lembi di costa, nei quali i cordoni di altissime dune, ghetti, le saline retrostanti ed i particolari sprofondamenti del terreno di origine carsica, detti spunnulate, ospitano ancora oggi un rigogliosa vegetazione naturale. Particolarmente importante, ai fini della salvaguardia dell'aspetto, costiero dell'area, è l'azione combinata delle dune e della prateria di Posidonia oceanica che svolgono, in perfetta sinergia, una efficace azione antierosiva. Infatti, mentre le dune arginano gli effetti di asporto della sabbia provocati dal vento, la prateria Posidonia smorza l'azione delle correnti marine; entrambe poi attuano l'azione erosiva delle onde: le dune sulla riva e la posidonia sott'acqua. Le dune e le saline comprendono specie vegetali costiere in lenta ma progressiva scomparsa, dovuta soprattutto alle bonifiche e all'edilizia selvaggia. Come tutte le terre del nostro Pianeta, anche la Puglia nacque dal mare: non di colpo né con le forme di oggi, ma poco alla volta, nel corso di milioni e milioni di anni. L'esame della natura e della disposizione del suolo e del sottosuolo, permette di scoprire che la Puglia cominciò a sollevarsi lentamente nell'era Cenozoica (circa 70 milioni di anni fa) e continuò sua emersione a più riprese e con sempre maggiore energia. La sua originaria struttura emersa, costituita da zone calcaree del Cretacico (che risalgono ad un centinaio di milioni di anni fa) fu riemersa quasi tutta dal mare, lasciando emerse solo le aree più alte che formarono una specie di arcipelago, con isolette e scopi e scogli da nord-ovest a sud-est. Più tardi, dopo una nuova retrocessione del mare avutasi durante il Pliocene (da undici ad un milione di anni fa), quegli scogli e quelle isolette risultarono congiunti alla loro base, e la Puglia si saldò all'Appennino. Studi condotti al riguardo hanno evidenziato che circa 10.600 anni fa la linea di costa era all'incirca sulla odierna batimetrica dei 50 metri, mentre poche migliaia di anni fa era al di sopra dell'attuale linea di costa di qualche metro; all'incirca 5.000 anni fa la Puglia ha assunto una conformazione simile a quella attuale. Specifici studi geologici hanno inoltre consentito di rilevare che la evoluzione dei principali aspetti morfologici dei cordoni dunari e delle saline si ritrova proprio nell'andamento del fondo marino dell'area marina protetta.

La duna e la gariga

Le spiagge sabbiose del litorale di Porto Cesareo sono delimitate, nella palle retrostante, da cordoni dunari, talora anche di notevole altezza ed estensione; particolarmente belli, con un'altezza che arriva anche fino ai 6- 7 metri, sono quelli presenti sulla costa occidentale presso Lido degli Angeli. La formazione delle dune trae origine da un processo lento e progressivo che inizia grazie all'azione del vento; questo trasporta le particelle di sabbia che, una volta accumulatesi, vengono fissate dalle piante "psammofite" (che crescono su terreno non consolidato), costituendo una barriera fisica rispetto all'azione diretta del mare. Le prime piante ad insediarsi sono piante "pioniere" di dimensioni più ridotte, soprattutto erbacee alofile (tolleranti suoli ricchi di sali). La ragguardevole salinità presente sulle dune, specialmente nella parte più vicina al mare, non rappresenta alcun problema per queste piante, che esibiscono adattamenti morfologici, specialmente dell'apparato radicale. La flora dunale, inoltre, è caratterizzata da una straordinaria capacità di adattamento ad un substrato povero di sostanze nutritive e di acqua, per cui le piante sviluppano radici sottili e ramificate in grado di incunearsi nelle intercapedini umide più recondite. Tali radici costituiscono un intricato groviglio ed hanno la capacità di stabilizzare la duna stessa, preparando, in questo modo, un ambiente adatto all'insediamento di piante più esigenti, realizzando una successione vegetazionale sempre più complessa. Molte piante, per evitare la disidratazione dovuta alle alte temperature che si possono raggiungere d'estate, mettono in atto diversi meccanismi di difesa, riducendo le superfici traspirane ti, ad esempio trasformando le foglie in spine, accumulando nei tessuti riserve d'acqua, con la tipica forma succulenta, sviluppando peluria sulle foglie, per minimizzare l'effetto dell'irraggiamento solare, o trascorrendo un periodo di vita sotterranea, come le piante bulbose e rizomatose. L'evoluzione della vegetazione verso stadi più maturi della successione tipica di questa costa, è caratterizzata dalla cosiddetta "gariga" e dalla "macchia mediterranea". La prima si può considerare come una forma di passaggio verso la macchia mediterranea sempreverde, sia in evoluzione che in degradazione, ad esempio a causa del fuoco. In essa sono assenti le specie ad alto fusto e arbustive, mentre predominano le specie erbacee e cespugliose, generalmente spinose e aromatiche, di ridotte dimensioni e a forma di "cuscino ", spesso distanziati da ampi tratti di terreno pietroso e nudo, come è possibile osservare nella penisola della Strea. In tale particolare ambiente predominano essenze quali il timo (Thymús capitatus), l'erba stella (Plantago coronopus), i cisti (Cistus incanus e C. monspeliensis), l'ammofila (Ammophila arenaria), il giglio di mare (Pancratium maritimum), il poligono delle sabbie (Polygonum maritimum), la gramigna delle spiagge (Sporobulus pungens), la calcatreppola delle sabbie (Eryngium maritimum), la soldanella di mare (Cayistegia soldanella), i per petuini d'Italia (Helicrysum italicum), il papavero delle sabbie (Glaucium flavum), il ravastrello (Cakile maritima), il finocchio marino (Crithmum maritimum), l'euforbia delle spiagge (Euphorbia paralias). Sulle dune ormai consolidate invece, crescono piante arbustive come il ginepro coccolone (juniperus oxycedrus var. macrocarpa), il lentisco (Pistacia lentiscus), il mirto (Myrtus communis). La vera "macchia mediterranea" si sviluppa invece già nell'ambiente retrodunale, dove l'elemento originario sabbioso è gradualmente sostituito o ricoperto da terreno più fertile e con minore salinità, su cui si sviluppano le specie arboree, con zone di passaggio arbustive, come la macchia-gariga a olivastro e lentisco.

La vegetazione

Porto Cesareo e la sua zona costiera, come tutto il Salento, sono ricchi di emergenze naturalistiche, in particolare per quanto riguarda le specie vegetali, alcune delle quali risultano rare ed endemiche. La vegetazione mediterraneo, dominante su tutta la costa, a prima vista sembrerebbe monotona e cupa, se vista solo nella stagione estiva, ma offre in ogni periodo dell'anno fioriture e colorazioni di grande effetto. Una caratteristica di queste specie, infatti, è quella di rallentare o fermare l'attività vegetativa proprio durante i mesi più caldi, a causa dell'aridità e delle temperature, che possono raggiungere livelli non tollerati dalle piante di altri ambienti. Per tali motivi la visita della costa di Porto Cesareo offre le migliori suggestioni in primavera ed in autunno, quando le condizioni climatiche consentono alla natura di "riprendere fiato", e di presentarsi nella sua forma migliore. Dal punto di vista ecologico, le specie di piante presenti in questa zona si possono raggruppare in formazioni vegetali tipiche, a seconda del biotopo che si osserva: dal mare verso l'interno è possibile così distinguere una copertura vegetale di spiaggia e di duna, una di costa rocciosa, una di fascia retrodunale e gariga bassa, una di macchia alta e arbustiva. Tuttavia il territorio presenta delle peculiarità che portano a deviazioni e mutamenti, rispetto al concetto classico di queste formazioni vegetali mediterranee, in quanto si osservano fenomeni morfologici, geologici e pedologici che portano alla creazione di ambienti esclusivi, con microclimi fuori dagli schemi leggibili sulla costa, generalmente più freschi ed umidi, come nel caso delle spunnulate, della Palude del Capitano, o caldo-aridi, come nel caso delle isole che chiudono la rada naturale di Porto Cesareo. Il Carsismo La Puglia è classificata fra le regioni carsiche, quanto la natura calcarea delle rocce da cui è forma l'assoggetta all'intensa corrosione delle acque piovane, secondo un fenomeno particolarmente evidente nell'altopiano del Carso (Alpi Giulie). Con l'aiuto dell'anidride carbonica dell'atmosfera, le acque piovane possono trasformare piccole parti di calcare (carbonato di calcio insolubile) in bicarbonato di calcio solubile. Svolgendo una azione solvente (chimica) e solo in parte erosiva (meccanica), le acque penetrano poi nei terreni calcarei fino a quando non trovano l'ostacolo di uno strato roccioso impermeabile che le costringa a depositarvisi dando origine a piccole falde freatiche. Quando non trovano tale ostacolo, penetrano ancora più in profondità formando una rete d'acqua che si insinua nelle anfrattuosità delle masse calcaree, dando origine ad una tipica idrografia carsica. Nella zona costiera adiacente all'area marina protetta il carsismo è molto attivo e si presenta con le "spunnulate" e le interessanti grotte.